POESIE

Marco Carbone

Piccole poesie

Ieri è caduta la neve fuori,

Oggi la neve caduta sui fiori

pare già meno neve,

sembra già più fiore.

A Giuseppe C.

 

Mi parlavi delle battute di caccia

e della vecchia amicizia che ci lega,

il filo che si dipana

dai miei occhi d’assassino

alla schiena dell’asino cretino.

Come per dire di qua ci sono io,

vero signore (o almeno spero)

di là il mondo che affanna e tira a campare.

Io sono il santo con le sue belle parole

i capelli sempre ordinati

e la barba fatta lucida con il pugnale.

Mi parlavi delle battute di caccia,

e della vecchia amicizia che ci lega,

bel modo di passare la domenica pomeriggio

con i miei lavoratori al posto dei cinghiali!

 

 

 

 

POESIA POLITICA

 

Hai appiccicato chiodi ai cancelli,

e tessere di partito, e lance in occhi

puerili e distratti.

Hai avvistato prima di altri il pericolo,

la tana del lupo e dell’agnello, il gioco

delle rondini che cercano il campanile.

E adesso? Che ne sarà di questi corpi

macellati dalla pubblicità, le ossa rotte

dei telegiornali, e le soubrette con le scollature

generose? Che ne sarà del ronzare sordo del

frigorifero, e dei cerini strofinati sulla porcellana?

Del tempo ne è passato da quando mi parlavi

degli indiani e delle soste selvagge fuori ai cancelli,

ed io ti chiedevo perché tanto pessimismo,

ma non me ne rendevo conto che tutto

stava già accadendo, che tutto era in declino.

Ahimé siamo stati illusi che il servilismo fosse

sufficiente, che bastasse abbassare il capo,

e coltivare le nostre ortiche in squallidi

campi da lavoro, che chiamano uffici.

Invece adesso dovremmo sorridere per forza

e per delle ore, prima di essere accettati,

farci la barba, e metterci eleganti per la cena,

aspettare che le briciole cadano dal tavolo,

ringhiare inascoltati “assassini, assassini”

mentre i padroni ci danno calci negli stinchi.   

 

   

INEDITO

Se la pioggia ha un nome

e il tuo desiderio spegne ogni azione,

il lamento di un braccio,

il ghiaccio che fa orizzonte.

E tu che ammiri l’infinito silenzio,

un gesto recalcitrante,

le ossa che scherzano con l’immensità. 

Se la pioggia ha un nome,

il tratto della penna che annusa

il vociare della piazza,

la scatola di dolci appesi

ai sogni mattutini.

Tu che frughi in cerca

di una risposta definitiva.

Non hai che illuderti in questo giorno

di inutili speranze.

*********************

L’educazione è la cuccia del cane

che sorveglia il padrone.

La tana in un pomeriggio di pioggia,

e i chiodi infissi uno ad uno

nelle tue speranze.

Se non vai oltre le labbra morsicate

quale marcia ti aspetta per la sera?

L’educazione è l’uscita dai cancelli

della classe operaia,

il salamecco puerile prima di partire

per l’Occidente in declino. 

 

Per Silvia...

 

 

Tu sei la mia bambina
ma forse sei più grande di me
E quando ti mangi le mani
siamo uguali io e te. 

 

 

 

Demokratika

 
E' uscita l'Antologia Poetica nazionale Demokratika, con Liminamentis Editore:
I.Pozzoni (a cura di), Antologia Poetica Demokratika, Villasanta, Liminamentis Editrice, 2010, ISBN: 978-88895881195, 276, 15€.
 
L'antologia contiene tre mie poesie:

SE NON ERA ACQUA

SULLA BACHECA

QUANTO MANCA ALL’ESTATE

 

 

 

INEDITO

Dopo un anno di digiuno poetico ecco pochi versi.
Li salvo su questo blog perchè se no andrebbero persi...

INEDITO

(SENZA TITOLO)

Se si hanno notizie di me,

sono datate di qualche anno fa,

ma disperso non sono

e neppure fuggito, per dove, chissà…

Appena vorrei trovar pace

e abbracciare delle stelle lucenti

che siano solo, per sempre, per me. 

 

 

 

 

NUOVE POESIE

Perdersi è ritrovarsi.

Da poco tempo mi sei infinto.

°°°°

Navigo su queste carte.

È l’alba di un’ansia

appena fraterna.

°°°°

La notte si perde sulla pelle.

La mia rovina cade sulle stelle.

°°°

Cadere in questa voce strozzata.

Dare vita alle carte.

Il telefono canta tra le nuvole.

°°°

Battere le mani, asciugarsi con cura la lingua.

Chiedere ad un contadino

il tempo che farà domani.

I miei capelli spariscono,

ma non so perché.

°°°

Arare su questa vita, vale.

Il suono del tuono mi è caro.

°°°

Lasciarsi per abbandonarsi.

Vagare in uno stato di leggerezza.

Sui monti piangono le parole.

  

°°°

Ricominciare. Piangere.

Piove sulle labbra.

Un cane latra sugli specchi.

Tu sei vicina,

ma non parti ancora.

°°°

La pioggia è il riflesso dei pensieri.

“Vieni che si fredda”.

La soglia di questa vita

sta in queste carte

che chiami speranza.

°°°

Nuvole. Solo nuvole

su questa strada

che si fa primavera.

°°°

 

Marco Carbone

 

Pubblicazione libro

 

 

E’ pubblicato on line l’antologia poetica “La chitarra fa piangere i sogni” (LULU.COM), che raccoglie le migliori liriche che hanno partecipato all’omonimo concorso di poesia.

Questi gli autori presenti nella raccolta e le rispettive poesie:

La mia chitarra  di Bruno Bianco 
Chitarra analogica di Luca Pancioni

Lacrime di chitarra di Vincenza Di Muzio

Fa7 + di Luca Liberti

Media – mente di Federica Galli

Metafora di Maria Grazia  Frassi 

Solo per te... di   Isabella Saltarin Ubezio

Al tintinnio di una … di Maria Teresa  Venturi

Quando suono la chitarra di Tiziana Monari

Figlia dei fioridi Anna Maria Lavorini

Tempo e sabbia di Gloria Venturini 

Colpo di fulmine di Carla Paola Arcani

Suona più piano mia chitarra di Michela Bedin 

Le note di settembre di Maria Natali Iiriti

Meravigliosa chitarra… di Katia De Momi

Duelli di cenere di Patrizia Cozzolino

La chitarra fa … di Francesca Mazza 
La nuova alba di una … di Ivana Barbara

Fermento sonante di Angelica Piras

Milonga para mi guitarra  di Stefano Bruno

Gennaio 1999 di Lajla Pagini

Magica chitarra  di Oliviero Wider Valbonesi   

Chitarra mia… di Gargano Stefania

In braccio la chitarra  di Simone di Biasio

Così cantiamo ora di Maria Mara Marchesi 
L’amor vero non si scorda di Marco Managò
Nella zona del ponte di Chiara Daino
Dentro il calco di una … di Mauro Barbetti
La prima volta di Rachele Calisti
Suono la Vita di Francesca Mazza
Hugh Hopper di Claudio Caldarelli
La donna ideale  di Ludovica Mazzuccato
Ti ho notato di Floriana Semenzin
Note assaporate di   Algisi Petra
Una chitarra e qualche … di Michela Zanarella
La mia anima in un gitano di Stefano Dovier
Serenata in vico  … di Paolo San Giovanni
Mali’a di Lucia Baldini
Suoni e sogni di Franza Annalisa
Con la mia Les Paul di Simone Censi
La chitarra fa piangere .. di Anna Santarelli
Chitarra triste di Sara La rosa
Risonanza di Enrico Massimo Lo Giudice 
Una chitarra nel silenzio di Giancarlo Dilani
Chitarra spezzata di Paolo Sebastiani
Ad un amico ed alla sua … di Carlo De Marco

Primavera spagnola  di Piero Intonaci

Come nasce una … di Bartolomeo Gugliuzza

Ti conobbi Di Mario Venturelli

Il libro si può acquista on line (sia nella versione cartacea che in quella digitale) ciccando sul seguente link :

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-chitarra-fa-piangere-i-sogni/7630092

  
  

 

POESIE VINCITRICI

 

La mia chitarra

di Bruno Bianco

 

“La mia chitarra” di Bruno Bianco è un omaggio metaforico alla chitarra, fatto di parole desuete che colpiscono per la loro profondità ed originalità.  Protagonista assoluto della lirica è la chitarra, il “legno bagnato”, le corde che “si allentano a un volo di mosche”, il manico che  “cede alla forza del plettro”.

L’autore riesce a descrivere per immagini la capacità arcana ed evocativa dello strumento, di scoprirne i miracoli, le sue ancestrali forze, senza cadere nella banalità e nell’ovvio. Lo strumento prende quasi vita, diventa vero demiurgo, attore empatico con la natura che lo circonda.

La “chitarra guida le veglie notturne”, si legge nel testo,  “deforma i suoni più puri”,  “assaggia la terra che piange”, ed ancora più avanti, “raccoglie le lacrime ai salici antichi”, “accarezza i vigneti lasciati a morire” .

 

 

La mia chitarra è fatta di legno bagnato

le corde si allentano a un volo di mosche

il manico cede alla forza del plettro

la cassa deforma anche i suoni più puri

 

La mia chitarra guida le veglie notturne

spodesta da sola armonie di collina

ne strappa la forza dei suoi de profundis

trasporta la rabbia al mezzadro sconfitto

 

La mia chitarra insegue l’ estate assolata

il caldo e la sete le fermano il passo

voraci zanzare le pungono il corpo

paludi e acquitrini le infangano il cuore

 

La mia chitarra assaggia la terra che piange

raccoglie le lacrime ai salici antichi

asciuga gli scavi dei fossi a confine

accarezza i vigneti lasciati a morire

 

La mia chitarra è fatta di legno.

Di legno bagnato

 

 

°°°

 

  

Lacrime di chitarra
di Vincenza Di Muzio

 

C’è il sapore della nostalgia in questi versi di Vincenza Di Murzio, del “gusto fresco e dolce” della giovinezza, di una vita che ha il “volto azzurro”, il sapore del gelato. Versi semplici e diretti che colpiscono per la loro immediatezza, per la capacità d’evocare emozioni.

Ma c’è anche l’idea di una vita che non ha mantenuto tutte le promesse, i “miracoli”, come scrive l’autrice, di una storia che non più ci appartiene, che “non è più nostra”, di una chitarra ascoltata “senza conoscerla”, per tutta la notte, con l’incoscienza dei venti anni, dei venti anni che non si avranno mai più.

 

 

Un cuore di sole

ardeva sulla storia

che non fu più nostra,

quando ascoltavamo

musica di chitarra

senza conoscerla

e note sonnambule

solleticavano notti

e involavano giorni.

E c’era un vento terso

con polline di sguardi

che promettevano miracoli

e la certezza era forte

come il trifoglio incastrato

nelle fessure dei muri,

ma quanto era lungo il tempo!

La vita aveva il volto azzurro

il mio colore preferito

e sapeva di gelato,

un gusto fresco e dolce

che non ha avuto più.

 

 

 °°°

 

 

 

Chitarra analogica

di Luca Lancioni

 

La poesia  “Chitarra analogica” di Luca Lancioni si muove su tematiche oniriche, dove la musicalità del verso impregna la pagina con personalità ed originalità. C’è una vicinanza nella lontananza, un conoscersi senza conoscersi, un ascoltarsi a vicenda; tutto questo grazie alla musica, alla chitarra, a “quella nota che ti risponde” e “di stupore ti avvolge”.     

 

 

Anch’io ti ascolto

nella musica che tu ascolti

quando il tuo contorno

infelice del riflesso dell’orizzonte

mi sente vicino:

è quella nota che ti risponde

di stupore ti avvolge

a volte

esalta la vicinanza di un lontano essere

che sogna

e anch’io ti ascolto

nella musica che tu ascolti

anche se non mi conosci.

 

Recensioni a cura di Marco Carbone