Piccole poesie
Ieri è caduta la neve fuori,
Oggi la neve caduta sui fiori
pare già meno neve,
sembra già più fiore.
A Giuseppe C.
Mi parlavi delle battute di caccia
e della vecchia amicizia che ci lega,
il filo che si dipana
dai miei occhi d’assassino
alla schiena dell’asino cretino.
Come per dire di qua ci sono io,
vero signore (o almeno spero)
di là il mondo che affanna e tira a campare.
Io sono il santo con le sue belle parole
i capelli sempre ordinati
e la barba fatta lucida con il pugnale.
Mi parlavi delle battute di caccia,
e della vecchia amicizia che ci lega,
bel modo di passare la domenica pomeriggio
con i miei lavoratori al posto dei cinghiali!
POESIA POLITICA
Hai appiccicato chiodi ai cancelli,
e tessere di partito, e lance in occhi
puerili e distratti.
Hai avvistato prima di altri il pericolo,
la tana del lupo e dell’agnello, il gioco
delle rondini che cercano il campanile.
E adesso? Che ne sarà di questi corpi
macellati dalla pubblicità, le ossa rotte
dei telegiornali, e le soubrette con le scollature
generose? Che ne sarà del ronzare sordo del
frigorifero, e dei cerini strofinati sulla porcellana?
Del tempo ne è passato da quando mi parlavi
degli indiani e delle soste selvagge fuori ai cancelli,
ed io ti chiedevo perché tanto pessimismo,
ma non me ne rendevo conto che tutto
stava già accadendo, che tutto era in declino.
Ahimé siamo stati illusi che il servilismo fosse
sufficiente, che bastasse abbassare il capo,
e coltivare le nostre ortiche in squallidi
campi da lavoro, che chiamano uffici.
Invece adesso dovremmo sorridere per forza
e per delle ore, prima di essere accettati,
farci la barba, e metterci eleganti per la cena,
aspettare che le briciole cadano dal tavolo,
ringhiare inascoltati “assassini, assassini”
mentre i padroni ci danno calci negli stinchi.
INEDITO
Se la pioggia ha un nome
e il tuo desiderio spegne ogni azione,
il lamento di un braccio,
il ghiaccio che fa orizzonte.
E tu che ammiri l’infinito silenzio,
un gesto recalcitrante,
le ossa che scherzano con l’immensità.
Se la pioggia ha un nome,
il tratto della penna che annusa
il vociare della piazza,
la scatola di dolci appesi
ai sogni mattutini.
Tu che frughi in cerca
di una risposta definitiva.
Non hai che illuderti in questo giorno
di inutili speranze.
*********************
L’educazione è la cuccia del cane
che sorveglia il padrone.
La tana in un pomeriggio di pioggia,
e i chiodi infissi uno ad uno
nelle tue speranze.
Se non vai oltre le labbra morsicate
quale marcia ti aspetta per la sera?
L’educazione è l’uscita dai cancelli
della classe operaia,
il salamecco puerile prima di partire
per l’Occidente in declino.
Per Silvia...
Tu sei la mia bambina
ma forse sei più grande di me
E quando ti mangi le mani
siamo uguali io e te.
Demokratika
SE NON ERA ACQUA
SULLA BACHECA
QUANTO MANCA ALL’ESTATE
INEDITO
Dopo un anno di digiuno poetico ecco pochi versi.
Li salvo su questo blog perchè se no andrebbero persi...
INEDITO
(SENZA TITOLO)
Se si hanno notizie di me,
sono datate di qualche anno fa,
ma disperso non sono
e neppure fuggito, per dove, chissà…
Appena vorrei trovar pace
e abbracciare delle stelle lucenti
che siano solo, per sempre, per me.
NUOVE POESIE
Perdersi è ritrovarsi.
Da poco tempo mi sei infinto.
°°°°
Navigo su queste carte.
È l’alba di un’ansia
appena fraterna.
°°°°
La notte si perde sulla pelle.
La mia rovina cade sulle stelle.
°°°
Cadere in questa voce strozzata.
Dare vita alle carte.
Il telefono canta tra le nuvole.
°°°
Battere le mani, asciugarsi con cura la lingua.
Chiedere ad un contadino
il tempo che farà domani.
I miei capelli spariscono,
ma non so perché.
°°°
Arare su questa vita, vale.
Il suono del tuono mi è caro.
°°°
Lasciarsi per abbandonarsi.
Vagare in uno stato di leggerezza.
Sui monti piangono le parole.
°°°
Ricominciare. Piangere.
Piove sulle labbra.
Un cane latra sugli specchi.
Tu sei vicina,
ma non parti ancora.
°°°
La pioggia è il riflesso dei pensieri.
“Vieni che si fredda”.
La soglia di questa vita
sta in queste carte
che chiami speranza.
°°°
Nuvole. Solo nuvole
su questa strada
che si fa primavera.
°°°
Marco Carbone
Pubblicazione libro
E’ pubblicato on line l’antologia poetica “La chitarra fa piangere i sogni” (LULU.COM), che raccoglie le migliori liriche che hanno partecipato all’omonimo concorso di poesia.
Questi gli autori presenti nella raccolta e le rispettive poesie:
La mia chitarra di Bruno Bianco
Chitarra analogica di Luca Pancioni
Lacrime di chitarra di Vincenza Di Muzio
Fa7 + di Luca Liberti
Media – mente di Federica Galli
Metafora di Maria Grazia Frassi
Solo per te... di Isabella Saltarin Ubezio
Al tintinnio di una … di Maria Teresa Venturi
Quando suono la chitarra di Tiziana Monari
Figlia dei fioridi Anna Maria Lavorini
Tempo e sabbia di Gloria Venturini
Colpo di fulmine di Carla Paola Arcani
Suona più piano mia chitarra di Michela Bedin
Le note di settembre di Maria Natali Iiriti
Meravigliosa chitarra… di Katia De Momi
Duelli di cenere di Patrizia Cozzolino
La chitarra fa … di Francesca Mazza
La nuova alba di una … di Ivana Barbara
Fermento sonante di Angelica Piras
Milonga para mi guitarra di Stefano Bruno
Gennaio 1999 di Lajla Pagini
Magica chitarra di Oliviero Wider Valbonesi
Chitarra mia… di Gargano Stefania
In braccio la chitarra di Simone di Biasio
Così cantiamo ora di Maria Mara Marchesi
L’amor vero non si scorda di Marco Managò
Nella zona del ponte di Chiara Daino
Dentro il calco di una … di Mauro Barbetti
La prima volta di Rachele Calisti
Suono la Vita di Francesca Mazza
Hugh Hopper di Claudio Caldarelli
La donna ideale di Ludovica Mazzuccato
Ti ho notato di Floriana Semenzin
Note assaporate di Algisi Petra
Una chitarra e qualche … di Michela Zanarella
La mia anima in un gitano di Stefano Dovier
Serenata in vico … di Paolo San Giovanni
Mali’a di Lucia Baldini
Suoni e sogni di Franza Annalisa
Con la mia Les Paul di Simone Censi
La chitarra fa piangere .. di Anna Santarelli
Chitarra triste di Sara La rosa
Risonanza di Enrico Massimo Lo Giudice
Una chitarra nel silenzio di Giancarlo Dilani
Chitarra spezzata di Paolo Sebastiani
Ad un amico ed alla sua … di Carlo De Marco
Primavera spagnola di Piero Intonaci
Come nasce una … di Bartolomeo Gugliuzza
Ti conobbi Di Mario Venturelli
Il libro si può acquista on line (sia nella versione cartacea che in quella digitale) ciccando sul seguente link :
http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/la-chitarra-fa-piangere-i-sogni/7630092
POESIE VINCITRICI
La mia chitarra
di Bruno Bianco
“La mia chitarra” di Bruno Bianco è un omaggio metaforico alla chitarra, fatto di parole desuete che colpiscono per la loro profondità ed originalità. Protagonista assoluto della lirica è la chitarra, il “legno bagnato”, le corde che “si allentano a un volo di mosche”, il manico che “cede alla forza del plettro”.
L’autore riesce a descrivere per immagini la capacità arcana ed evocativa dello strumento, di scoprirne i miracoli, le sue ancestrali forze, senza cadere nella banalità e nell’ovvio. Lo strumento prende quasi vita, diventa vero demiurgo, attore empatico con la natura che lo circonda.
La “chitarra guida le veglie notturne”, si legge nel testo, “deforma i suoni più puri”, “assaggia la terra che piange”, ed ancora più avanti, “raccoglie le lacrime ai salici antichi”, “accarezza i vigneti lasciati a morire” .
La mia chitarra è fatta di legno bagnato
le corde si allentano a un volo di mosche
il manico cede alla forza del plettro
la cassa deforma anche i suoni più puri
La mia chitarra guida le veglie notturne
spodesta da sola armonie di collina
ne strappa la forza dei suoi de profundis
trasporta la rabbia al mezzadro sconfitto
La mia chitarra insegue l’ estate assolata
il caldo e la sete le fermano il passo
voraci zanzare le pungono il corpo
paludi e acquitrini le infangano il cuore
La mia chitarra assaggia la terra che piange
raccoglie le lacrime ai salici antichi
asciuga gli scavi dei fossi a confine
accarezza i vigneti lasciati a morire
La mia chitarra è fatta di legno.
Di legno bagnato
°°°
Lacrime di chitarra
di Vincenza Di Muzio
C’è il sapore della nostalgia in questi versi di Vincenza Di Murzio, del “gusto fresco e dolce” della giovinezza, di una vita che ha il “volto azzurro”, il sapore del gelato. Versi semplici e diretti che colpiscono per la loro immediatezza, per la capacità d’evocare emozioni.
Ma c’è anche l’idea di una vita che non ha mantenuto tutte le promesse, i “miracoli”, come scrive l’autrice, di una storia che non più ci appartiene, che “non è più nostra”, di una chitarra ascoltata “senza conoscerla”, per tutta la notte, con l’incoscienza dei venti anni, dei venti anni che non si avranno mai più.
Un cuore di sole
ardeva sulla storia
che non fu più nostra,
quando ascoltavamo
musica di chitarra
senza conoscerla
e note sonnambule
solleticavano notti
e involavano giorni.
E c’era un vento terso
con polline di sguardi
che promettevano miracoli
e la certezza era forte
come il trifoglio incastrato
nelle fessure dei muri,
ma quanto era lungo il tempo!
La vita aveva il volto azzurro
il mio colore preferito
e sapeva di gelato,
un gusto fresco e dolce
che non ha avuto più.
°°°
Chitarra analogica
di Luca Lancioni
La poesia “Chitarra analogica” di Luca Lancioni si muove su tematiche oniriche, dove la musicalità del verso impregna la pagina con personalità ed originalità. C’è una vicinanza nella lontananza, un conoscersi senza conoscersi, un ascoltarsi a vicenda; tutto questo grazie alla musica, alla chitarra, a “quella nota che ti risponde” e “di stupore ti avvolge”.
Anch’io ti ascolto
nella musica che tu ascolti
quando il tuo contorno
infelice del riflesso dell’orizzonte
mi sente vicino:
è quella nota che ti risponde
di stupore ti avvolge
a volte
esalta la vicinanza di un lontano essere
che sogna
e anch’io ti ascolto
nella musica che tu ascolti
anche se non mi conosci.
Recensioni a cura di Marco Carbone


